Félix d’Hérelle, all’origine della fagoterapia

L’Istituto Eliava dei batteriofagi, situato a Tbilisi in Georgia, festeggia quest’anno il suo centenario! E come non parlare, per l’occasione, dello scopritore della terapia fagica: Félix d’Hérelle. Insieme al suo collega e amico georgiano Giorgi Eliava, Félix d’Hérelle pubblicò infatti i suoi primi risultati già nel 1917, su un organismo vivente filtrabile e trasferibile che distrugge i batteri.

L’Istituto Pasteur, presso il quale Félix d’Hérelle fece le sue scoperte, gli dedica un articolo molto interessante che ripercorre la sua vita e la sua carriera prima e dopo la scoperta della terapia fagica.

Il percorso di Félix d’Hérelle è, a dir poco, atipico. I dati sui suoi primi anni di vita sono poco chiari: alcune fonti affermano che sarebbe nato nel 1873 a Parigi, dove frequentò anche la scuola, e non a Montréal. Ha studiato medicina in Belgio o in Canada? Resta il fatto che, dopo aver diretto una distilleria di whisky e poi una fabbrica di cioccolato in Québec, Félix d’Hérelle iniziò la sua carriera scientifica in Guatemala.

A quel punto era batteriologo, dopo aver appreso questa disciplina da autodidatta, secondo le sue stesse parole. Proseguì la sua carriera in Messico, dove isolò l’agente infettivo dell’enterite delle cavallette, una scoperta che lo portò a partecipare alla lotta contro questi insetti in diversi paesi. Entrò nel 1911 all’Istituto Pasteur, che lo inviò in missione in Argentina, Algeria, Turchia, Tunisia e Indocina.

Nel 1917 vi scoprì che alcuni virus infettano i batteri: li chiamò batteriofagi e propose poi di utilizzarli per trattare le infezioni batteriche. I suoi risultati gli valsero rapidamente una fama mondiale. Lasciò l’Istituto Pasteur nel 1921 per l’Istituto di medicina tropicale di Leida, in Olanda, e diresse poi il dipartimento di batteriologia del Consiglio sanitario d’Egitto ad Alessandria.

In seguito insegnò batteriologia all’Università di Yale, negli Stati Uniti, avviò ricerche sui batteriofagi in diverse città dell’Unione Sovietica e creò a Parigi un laboratorio per la loro produzione a fini terapeutici. A causa della sua nazionalità, durante la Seconda guerra mondiale fu posto con la sua famiglia in residenza sorvegliata a Vichy.

Fu così che il suo percorso lo condusse in Georgia nel 1920, dove fondò, insieme al suo collega scienziato georgiano Giorgi Eliava, l’Istituto Eliava di terapia fagica.

Nel 1947, due anni prima della sua morte, il trentesimo anniversario della sua prima pubblicazione sui batteriofagi fu celebrato all’Istituto Pasteur. Questo scienziato viaggiatore aveva detto con eleganza di essere «canadese di nazionalità e cosmopolita di carattere».

DALLE CAVALLETTE AI FAGI

Tunisia, 1915. Félix d’Hérelle, inviato dall’Istituto Pasteur, partecipa alla lotta contro le cavallette. Nelle colture osserva un coccobacillo che attacca questi insetti – un bacillo che aveva scoperto in Messico – e delle “placche vergini” che indicano la scomparsa dei batteri. Tornato a Parigi, d’Hérelle moltiplica gli esperimenti e dimostra, a partire da campioni provenienti da un malato dell’ospedale Pasteur, l’esistenza di un virus dei batteri che battezza «batteriofago» (letteralmente: mangiatore di batteri).

La sua nota intitolata “Su un microbo invisibile antagonista del bacillo dissenterico” fu presentata all’Accademia delle Scienze nel 1917 da Émile Roux, allora direttore dell’Istituto Pasteur. Félix d’Hérelle non smise mai di studiare i batteriofagi e di promuovere la terapia fagica, cioè il loro impiego in medicina. Quest’ultima fu però soppiantata nel dopoguerra dagli antibiotici, mentre i batteriofagi continuarono la loro carriera come strumenti di ricerca nei laboratori di tutto il mondo.

… e non solo! In Georgia, infatti, i fagi sono ancora oggi utilizzati per trattare le infezioni batteriche.

Leave A Reply